

Leo gioca con la sua macchinina rossa preferita. Sofia, la sorellina, gliela strappa dalle mani e la lancia a terra. Leo sente il viso caldo e i pugni si stringono. "È mia!" grida forte. Mamma corre in cucina. "Cosa succede?" chiede. Leo indica Sofia, arrabbiato. Non riesce a parlare, solo a fissare la macchinina rotta sul pavimento. Il cuore gli batte forte. È la prima volta che sente tanta rabbia dentro di sé.

Leo scalcia il tappeto e incrocia le braccia. "Non è giusto!" borbotta. Papà si siede vicino a lui. "Vedo che sei molto arrabbiato" dice piano. Leo annuisce senza guardarlo. "Dentro di me c'è un vulcano che vuole esplodere!" dice Leo. Papà sorride gentile. "Anche i grandi si arrabbiano. Ma possiamo imparare a calmare il vulcano insieme." Leo lo guarda curioso. Forse papà ha un segreto speciale per fermare la rabbia prima che esploda tutta.

Papà insegna un gioco. "Immagina di essere un draghetto. Respira forte dal naso, come se soffiassi fuoco!" Leo prova: inspira profondamente, poi soffia piano dalla bocca. Lo fa tre volte. Le spalle si rilassano un pochino. "Funziona davvero!" dice sorpreso. Papà gli fa l'occhiolino. "Ogni volta che il vulcano ribolle, ricordati del draghetto." Leo sorride per la prima volta da quando Sofia ha rotto la macchinina. Il petto sembra più leggero.

Il giorno dopo, Leo disegna un grande sole giallo. Sofia si avvicina gattonando e strappa il foglio con le manine. Leo sente di nuovo il vulcano ribollire dentro. Stringe i pugni, pronto a urlare. Poi si ricorda del draghetto. Chiude gli occhi e respira forte dal naso. Soffia piano, una, due, tre volte. Il vulcano si calma un pochino, ma non del tutto.

Mamma vede Leo respirare a occhi chiusi. "Bravo per il draghetto!" dice orgogliosa. "Ora possiamo usare anche le parole magiche." "Quali parole?" chiede Leo curioso. "Dire 'sono arrabbiato perché...' invece di urlare," spiega Mamma. Leo ci pensa un momento. "Sono arrabbiato perché Sofia ha strappato il mio disegno," dice piano. Mamma lo abbraccia. "Vedi? Hai usato le parole invece delle urla."

A cena, Sofia butta la pappa sul tavolo ridendo. Mamma e Papà si alzano subito per pulire. Leo si sente ignorato e il vulcano ricomincia a ribollire. Vorrebbe urlare, ma si ricorda le parole magiche. "Sono arrabbiato perché nessuno mi guarda," dice a voce alta. Papà si ferma e lo guarda sorpreso. "Hai ragione, scusa Leo. Raccontami della tua giornata." Leo sorride, felice di essere stato ascoltato.

Leo impara che può chiedere attenzione senza arrabbiarsi. La mattina dopo, mentre Mamma veste Sofia, Leo aspetta paziente. "Mamma, posso mostrarti il mio castello di cuscini?" chiede con voce calma. Mamma sorride. "Certo, arrivo subito!" Leo aspetta senza scalciare né gridare. Quando Mamma arriva, il castello è ancora in piedi. Leo si sente orgoglioso di essere stato paziente.

Leo costruisce una torre altissima con i cubi colorati. Sofia arriva gattonando e con una manata la fa cadere. I cubi rotolano ovunque sul pavimento. Leo sente il vulcano più forte che mai. Le lacrime gli bagnano gli occhi. Vuole urlare fortissimo, ma si ferma un secondo.

Leo chiude gli occhi e respira come un draghetto. Inspira dal naso, soffia piano dalla bocca, tre volte. Il vulcano dentro di lui si calma pian piano. Poi guarda Sofia, che lo osserva con occhi grandi e tristi. Leo capisce che è ancora piccola e non lo fa apposta. Si sente più leggero e meno arrabbiato.

Leo si siede vicino a Sofia sul pavimento. "Sono arrabbiato perché hai buttato la mia torre," dice calmo. Sofia lo guarda e balbetta "Leo... scusa." Sono le prime parole chiare che dice quella settimana. Leo sorride, sorpreso e contento. "Va bene, Sofia. Ricostruiamola insieme?" Sofia batte le mani felice.

Leo e Sofia rimettono i cubi uno sopra l'altro. Sofia mette i cubi storti, ma Leo non si arrabbia. "Bravissima!" dice ridendo, aggiustando la torre. Mamma e Papà li guardano dalla porta, sorridenti. "Sono orgogliosi di me," pensa Leo felice. La torre finita è più bella di prima, anche se un po' storta.

Quella sera, prima di dormire, Papà si siede sul letto di Leo. "Sei stato bravissimo oggi con la rabbia," dice orgoglioso. "La rabbia non è un mostro, papà," dice Leo pensieroso. "È solo un vulcano che possiamo calmare insieme." Papà sorride e gli dà un bacio sulla fronte. Leo si addormenta sereno, pronto per un nuovo giorno senza troppi vulcani.